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Tutti italiani i manager del lusso francese

 Kering e LVMH, grandi brand francesi hanno quasi sempre affidato  a bravissimi manager e creativi italiani i loro marchi.

Antonio Belloni, direttore generale del gruppo francese del lusso LVMH

Individualismo e creatività italiani

Si sa, non è nel dna italiano, particolarmente individualista,  fare sistema, a differenza dei francesi, specialmente nell’industria del lusso, peraltro invenzione francese dai tempi di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV. 

Ma come talento creativo e  capacità manageriale di articolare una visione forte, in linea con i valori dei vari brand, a noi italiani non ci batte nessuno. E i francesi se ne sono accorti. La nationalité italienne insomma è stata e rimane una scelta fondamentale, ricorrente, ai vertici dei marchi francesi.

 
Louis Vuitton, Fendi, Dior

Il gruppo LVMH (la ragione sociale per esteso è Moët Hennessy Louis Vuitton), ha un italiano come  direttore generale, Antonio Belloni, da 22 anni nel gruppo. Mentre Pietro Beccari, il cui cursus honorum all’interno del gruppo è da incorniciare: ceo da Fendi (dove Silvia Venturini Fendi è direttore creativo della linea uomo e degli accessori), da Dior (il cui direttore creativo è l’italiana Maria Grazia Chiuri) e da qualche giorno è ceo e presidente di Louis Vuitton, l’ammiraglia del gruppo. Quella tra Stella McCartney (ex Kering) e LVMH è dal 2018 una semplice partnership: ma resta il fatto che l’attuale ceo è italiano, Gabriele Maggio.

 Gucci, Pomellato, Bottega Veneta

Italianissimo anche il gruppo Kering di François-Henri Pinault. A partire dal marchio più importante, Gucci, che ha dal dicembre 2014 come ceo e presidente Marco Bizzarri di Rubiera (Reggio Emilia), e i cui quattro direttori creativi del dopo-Tom Ford (Alessandra Facchinetti, Frida Giannini, Alessandro Michele e l’appena nominato Sabato De Sarno) sono tutti italiani. Italiano anche il ceo e presidente che in casa Gucci ha preceduto Bizzarri, Patrizio di Marco, che veniva da un altro marchio Kering, Bottega Veneta (dopo di lui, a Bottega Veneta era arrivato Bizzarri, che veniva da Stella McCartney).

Stesso discorso per un’altra maison storica di Kering, questa volta francesissima: Saint Laurent. La presidentessa e ceo è Francesca Bellettini, nata a Cesena. Il marchio Bottega Veneta non ha mai avuto, da quando è di Kering, direttori creativi italiani ma la figura del ceo, a cominciare dall’attuale, Bartolomeo Rongone, è stata dal 2001 a oggi sempre italiana (di Marco Bizzarri e Carlo Alberto Beretta che ora è a Tod’s) a parte il trienno 2016-2019 del tedesco Claus-Dietrich Lahrs. Pomellato? La ceo è da otto anni Sabina Belli. Kering Beauté? La ceo è un’altra italiana, Raffaella Cornaggia (che viene da ruoli importanti in L’Oréal e Chanel Parfums Beauté).

 
 

Tutti italiani i manager del lusso francese

 Kering e LVMH, grandi brand francesi hanno quasi sempre affidato  a bravissimi manager e creativi italiani i loro marchi.

Antonio Belloni, direttore generale del gruppo francese del lusso LVMH

Individualismo e creatività italiani

Si sa, non è nel dna italiano, particolarmente individualista,  fare sistema, a differenza dei francesi, specialmente nell’industria del lusso, peraltro invenzione francese dai tempi di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV. 

Ma come talento creativo e  capacità manageriale di articolare una visione forte, in linea con i valori dei vari brand, a noi italiani non ci batte nessuno. E i francesi se ne sono accorti. La nationalité italienne insomma è stata e rimane una scelta fondamentale, ricorrente, ai vertici dei marchi francesi.

 
Louis Vuitton, Fendi, Dior

Il gruppo LVMH (la ragione sociale per esteso è Moët Hennessy Louis Vuitton), ha un italiano come  direttore generale, Antonio Belloni, da 22 anni nel gruppo. Mentre Pietro Beccari, il cui cursus honorum all’interno del gruppo è da incorniciare: ceo da Fendi (dove Silvia Venturini Fendi è direttore creativo della linea uomo e degli accessori), da Dior (il cui direttore creativo è l’italiana Maria Grazia Chiuri) e da qualche giorno è ceo e presidente di Louis Vuitton, l’ammiraglia del gruppo. Quella tra Stella McCartney (ex Kering) e LVMH è dal 2018 una semplice partnership: ma resta il fatto che l’attuale ceo è italiano, Gabriele Maggio.

 Gucci, Pomellato, Bottega Veneta

Italianissimo anche il gruppo Kering di François-Henri Pinault. A partire dal marchio più importante, Gucci, che ha dal dicembre 2014 come ceo e presidente Marco Bizzarri di Rubiera (Reggio Emilia), e i cui quattro direttori creativi del dopo-Tom Ford (Alessandra Facchinetti, Frida Giannini, Alessandro Michele e l’appena nominato Sabato De Sarno) sono tutti italiani. Italiano anche il ceo e presidente che in casa Gucci ha preceduto Bizzarri, Patrizio di Marco, che veniva da un altro marchio Kering, Bottega Veneta (dopo di lui, a Bottega Veneta era arrivato Bizzarri, che veniva da Stella McCartney).

Stesso discorso per un’altra maison storica di Kering, questa volta francesissima: Saint Laurent. La presidentessa e ceo è Francesca Bellettini, nata a Cesena. Il marchio Bottega Veneta non ha mai avuto, da quando è di Kering, direttori creativi italiani ma la figura del ceo, a cominciare dall’attuale, Bartolomeo Rongone, è stata dal 2001 a oggi sempre italiana (di Marco Bizzarri e Carlo Alberto Beretta che ora è a Tod’s) a parte il trienno 2016-2019 del tedesco Claus-Dietrich Lahrs. Pomellato? La ceo è da otto anni Sabina Belli. Kering Beauté? La ceo è un’altra italiana, Raffaella Cornaggia (che viene da ruoli importanti in L’Oréal e Chanel Parfums Beauté).