In un colpo di scena strategico che scuote il panorama della moda, Prada annuncia l’acquisizione di Versace per 1,25 miliardi di euro, riprendendo così un’icona della moda italiana dalle mani del gruppo americano Capri Holdings. Questa fusione segna una svolta importante: quella di un ritorno alle radici, ma soprattutto, quello del consolidamento di un polo 100% italiano nel cuore del lusso mondiale. Insieme, le due case hanno un fatturato di oltre 6 miliardi di euro – una forza che potrebbe competere con i titani del settore come LVMH e Kering.
Da quando è stata acquisita nel 2018, Versace non ha mai completamente trovato il suo posto nel portafoglio di Capri Holdings, la casa madre di Michael Kors e Jimmy Choo. Minata da un contesto economico incerto, l’icona non ha mai pienamente capitalizzato sulla sua aura. Prada, invece, intende risvegliare questa casa mitica, la cui estetica barocca e sgargiante continua a esercitare un certo fascino.
La recente partenza di Donatella Versace, figura tutelare ed erede dell’impero fondato dal fratello Gianni, aveva già preparato il terreno. A marzo, Dario Vitale uscito da Miu Miu – ha preso le redini della direzione artistica della casa milanese. Un segnale forte: la fusione si annunciava anche estetica.
Con questo riavvicinamento, Prada non acquista solo un marchio: si impadronisce di un simbolo. E in un mercato del lusso in piena ricomposizione, dove l’appartenenza culturale diventa una leva narrativa potente quanto l’innovazione prodotta, il messaggio è limpido: il futuro del lusso italiano si scriverà, insieme.









